Questo è il documento base FIMEUC – modificatelo e condividete

 Federazione Italiana di Medicina d' Emergenza-Urgenza e Catastrofi 

SIMEU. SIMEUP. CoMES. SMI. SPES. CIMO. ANAAO. AcEMC. 


MANIFESTO FIMEUC 2016-18 
 

IL SISTEMA EMERGENZA–URGENZA A 25 ANNI DALLA ISTITUZIONE. 

ANALISI DELLE CRITICITA’ E PROPOSTE 

La FIMEUC, nata nel marzo del 2009, raccoglie al proprio interno otto tra società scientifiche e 
associazioni rappresentative dei medici che operano in tutte le strutture del sistema dell' 
Emergenze Sanitaria nazionale (EMS) per complessivi 9000 iscritti, ed è fortemente impegnata 
nella elaborazione di modelli organizzativi per il Sistema di emergenza-urgenza. Questa attività si 
svolge attraverso la elaborazione di documenti, la partecipazione ai Tavoli Tecnici Istituzionali 
Intersocietari attivi dal 2012 presso il Ministero Salute e AGENAS e la organizzazione di eventi 
divulgativi e formativi. FIMEUC propone infine una analisi della normativa che ha istituito il 
Sistema di emergenza-urgenza e suggerisce l'adozione di provvedimenti per il suo miglioramento. 

 L’EVOLUZIONE LEGISLATIVA 
Il Decreto del Presidente della Repubblica del 27 marzo 1992, esattamente 25 anni fa, istituisce 
con l'articolo 1 il livello assistenziale di emergenza sanitaria, dandovi uniformità su tutto il 
territorio nazionale e prevedendo servizi e prestazioni organizzati in un sistema di allarme 
sanitario e in un sistema di accettazione costituito dai Pronto Soccorso e dai Dipartimenti di 
Emergenza. 

Il Decreto del Ministero della Sanità del 15 maggio 1992 introduce i criteri per la codifica degli 
interventi dell’emergenza-urgenza territoriale, stabilendo codici alfa numerici e codici colore per la 
classificazione della criticità/priorità degli eventi che generano chiamate alle Centrali Operative 
(CO). Questi a loro volta determinano il tipo di intervento ed il tempo di risposta. 

L'atto di intesa tra Stato e Regioni del 17 maggio 1996 approva le linee guida del DPR 
27/03/1992. Si conferma che il livello assistenziale deve prevedere in tutte le Regioni un sistema 
di allarme e un sistema di accettazione. Il primo è dotato di un numero telefonico breve ed 
universale (118) in collegamento con le CO che inviano i mezzi di soccorso (sistema territoriale di 
soccorso), il secondo è rappresentato dai Pronto Soccorso e dai Dipartimenti di Emergenza. Più 
specificamente la rete dei servizi e presidi ospedalieri viene gerarchicamente organizzata in Punti 
di Primo Intervento, Pronto Soccorso Ospedaliero con Osservazione Breve, Dipartimento di 
Emergenza-Urgenza ed Accettazione di primo e secondo livello, con attività di Pronto Soccorso, 
Osservazione Breve e Medicina d'Urgenza, dove previste. Nell'accordo si propone, tra gli obiettivi 
di questo modello “Hub and spoke”, anche quello di ricondurre il numero dei posti letto alla 
normativa, riportando gli ospedali per acuti alla loro funzione, concentrando le attività in un 
numero minore di presidi e separando nettamente le attività per acuti dalle attività per non acuti, 
attraverso processi di dismissione e riconversione di strutture preesistenti. 

In merito al personale che deve lavorare nella organizzazione così definita, lo stesso DPM del 27 
marzo 1992 ed il successivo atto d’intesa Stato–Regioni del 1996, stabiliscono che nel sistema di 
allarme (CO118 e mezzi di soccorso) lavorino medici dipendenti, fissi o a rotazione e medici titolari 
di continuità assistenziale che abbiano frequentato l’apposito corso regionale, ai sensi dell’articolo 
22, comma 5 del DPR 41/1991. La responsabilità della CO118 viene attribuita ad un dirigente di I o 
II livello (preferibilmente un anestesista rianimatore) con comprovata esperienza nell’area 
dell’emergenza. 

Gli stessi atti dispongono che nel sistema di accettazione (Pronto Soccorso) vengano utilizzati a 
rotazione medici provenienti dai reparti e la responsabilità, anche essa a rotazione, venga affidata 
ad un medico con qualifica non inferiore ad aiuto e con esperienza nel settore. Per gli infermieri si 
prevede invece un organico dedicato e gli stessi, nello svolgimento del servizio di emergenza, 
vengono autorizzati a praticare iniezioni per via endovenosa e fleboclisi, nonché a svolgere le altre 
attività e manovre, atte a salvaguardare le funzioni vitali, previste dai protocolli decisi dal medico 
responsabile del servizio. 
Il DPR 484/97 individua la disciplina di Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza (MCAU) 
per l’attribuzione degli incarichi di Direzione di Struttura in coerenza con i requisiti specifici 
(anzianità di sette anni, di cui cinque nella disciplina o disciplina equipollente, e specializzazione 
nella disciplina o in una disciplina equipollente, ovvero anzianità di servizio di dieci anni nella 
disciplina). 
Il DPR 483/98 individua la stessa disciplina di MCAU per l’accesso al ruolo di dirigenti di I livello e 
richiede, per quei medici che a gennaio del 1998 fossero privi di specializzazione nella disciplina o 
in disciplina equipollente o affine, i dieci anni di servizio nella disciplina. 
Il Decre , 30 gennaio 1998, individua i Servizi e le Scuole equipollenti 
per la disciplina di Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza (ben 35) e l’immediatamente 
successivo Decreto del Ministero della Sanit , 31 gennaio 1998, lo completa individuando le 
discipline affini. 
L’ c 8.1 bis del D. Lgs. 229/ 1999 concede alle Regioni di individuare aree di attività della 
Emergenza territoriale e della Medicina dei servizi che, al fine del miglioramento dei servizi stessi, 
richiedano il passaggio ad un rapporto di lavoro dipendente dei medici addetti che siano titolari di 
un incarico convenzionale a tempo indeterminato da almeno cinque anni, a domanda e previo 
giudizio di idoneità. Questa modificazione nella tipologia del rapporto lavorativo viene concessa 
per i soli medici che maturino i requisiti entro l’anno 2005. 

L' accordo del 25/10/2001 tra il Ministero della Salute, le regioni e le province autonome 

"Triage intraospedaliero (valutazione gravità all'ingresso) e chirurgia della mano e microchirurgia 
nel sistema dell'emergenza - urgenza sanitaria" istituisce il triage intraospedaliero come 
strumento per il governo degli accessi non programmati nelle strutture per acuti e attribuisce al 
personale infermieristico, adeguatamente formato e che opera secondo i protocolli prestabiliti dal 
dirigente del servizio, tale funzione . 
 
Il Decreto del Presidente del consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001 "definizione dei livelli 
essenziali di assistenza " individua l'attività di Emergenza territoriale (assistenza distrettuale) e di 
Pronto soccorso (assistenza ospedaliera) tra le prestazioni di assistenza sanitaria garantite dal 
Servizio sanitario nazionale. 

L' accordo del 22 maggio 2003, tra Stato e Regioni fornisce le “Linee guida su formazione, 
aggiornamento e addestramento permanente del personale operante nel sistema di 
emergenza/urgenza”. 

Il Decreto Ministeriale n. 118/2006 istituisce la Scuola di specializzazione in medicina 
d’emergenza-urgenza (Gazzetta Ufficiale del 22-5-2006) che parte nel 2009 in 25 sedi e che oggi 
diploma circa 100 specialisti ogni anno. 

L'accordo tra Governo e Regioni del 7 febbraio 2013 "Linee di indirizzo per la riorganizzazione 
del sistema di emergenza urgenza in rapporto alla continuità assistenziale" introduce un sistema 
di ricezione H24 delle richieste di Assistenza primaria e una serie di percorsi basati sulla 
organizzazione associativa delle cure primarie anche multidisciplinari in presidi riconvertiti, 
nonché prenotazioni e contatti agevolati con altri specialisti. 

Il Patto della Salute 2014-2016: 

All'articolo 3, adotta il regolamento di definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici 
e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, legge 7 agosto 2012, n 135, ovvero DM 70/2015 . 

All'articolo 5, prevede quale forma organizzativa della medicina convenzionata le Unità Complesse 
di Cure Primarie (a carattere multiprofessionale) e le Associazioni Funzionali Territoriali della 
medicina generale per bacini di 30.000 abitanti, che hanno come scopo l’erogazione della 
assistenza territoriale in tutti i suoi aspetti, la garanzia della continuità assistenziale nelle 24 ore 
per tutti i giorni della settimana, avvalendosi dei professionisti del ruolo unico della Medicina 
generale. 

Vengono inoltre istituiti il numero 116/117 per le cure mediche non urgenti e gli Ospedali di 
comunità, per ricoveri brevi di casi non complessi in cui le condizioni domiciliari non risultino 
idonee alle cure o che necessitino di assistenza infermieristica continuativa. 

Il Patto prevede infine la definizione di bacini più ampi per le CO118 e la adozione del Numero 
unico europeo di soccorso 112 . 

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, 6 marzo 2015, in tema di disciplina delle 
p c u c c u v p ’ u z p p c stabilizza i precari con 
contratto di dipendenza a tempo determinato e almeno tre anni di servizio negli ultimi 5 anni e 
prevede l’accesso a concorsi riservati per il personale medico con almeno cinque anni di 
prestazione continuativa presso i Servizi di emergenza urgenza, ancorché non in possesso del 
diploma di specializzazione in Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza. 

 Il Decreto ministeriale n 70 dell'aprile 2015: Regolamento recante definizione degli standard 
qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera fissa a 
3.7/1000 abitanti lo standard dei posti letto sul territorio nazionale di cui 3.0/1000 abitanti 
destinati agli acuti. Il modello organizzativo rimane, nel regolamento, il sistema “Hub and spoke” 
integrato dalle reti per le patologie tempo dipendenti. Le CO118, e i DEA di II livello insistono su 
bacini di popolazione più ampi di quelli attuali (600.000-1.200.000 abitanti), per i DEA di I livello il 
bacino viene stabilito in 150.000-300.000 abitanti, le OBI sono previste già a partire dai Presidi 
Ospedalieri con funzione di PS, le Medicine d’emergenza urgenza-semintensiva a partire dai DEA di 
I livello. Un mezzo di soccorso avanzato è previsto per ogni 60.000 abitanti per una copertura di un 
territorio di 350kmq (con correttivi per le zone disagiate). L’efficacia delle cure viene garantita da 
indicatori di volumi ed esiti del Piano Nazionale Esiti altri sono ancora da definire. 

Il Decreto del Presidente del Consiglio novembre 2016 sui nuovi LEA che individua ancora una 
volta l'attività di Emergenza territoriale nell' assistenza distrettuale e quella di Pronto soccorso 
nella assistenza ospedaliera. 

L'accordo Stato Regioni del novembre 2016: "Linee di indirizzo sui criteri e le modalità di 
attivazione del numero europeo armonizzato a valenza sociale 116117", richiamando il 
documento integrativo dell'atto di indirizzo della medicina convenzionata approvato dal Comitato 
di settore, comparto Regioni Sanità, nella riunione del 13 aprile 2016, l' Accordo Stato Regioni del 
7 febbraio 2013 e il Patto della salute 2014-2016, istituisce di fatto un sistema di assistenza 
primaria H16, sospendendo la continuità assistenziale dalle ore 24 .00 alle ore 8.00 dal lunedì al 
venerdì e dalle ore 20.00 del sabato. In questo modo l'assistenza primaria nelle ore di non attività 
della continuità assistenziale viene riversata sui Pronto Soccorso tanto per gli adulti che per il 
bambino. 

L'ANALISI DI FIMEUC 
A 25 anni dal DPR 27/03/1992 il Sistema della emergenza urgenza rappresenta ancora il punto di 
riferimento che, in ogni ora del giorno e in ogni giorno dell’anno, offre una risposta sanitaria ai 
cittadini con patologie tempo dipendenti, a quelli con altre condizioni cliniche acute a rischio 
evolutivo, ma anche alle nuove tipologie di utenti (poveri, anziani, migranti) che non trovano 
altrove una risposta adeguata alla loro sofferenza reale o percepita. In questo senso è indubbio 
che il Sistema di emergenza-urgenza sia il settore della Sanità italiana che più di ogni altro ha il 
carattere della universalità e della sussidiarietà. Un Sistema che continua ad erogare servizi, anche 
se con sempre maggiore fatica e nonostante i tagli imposti al SSN dalle leggi finanziarie che si 
succedono dal 2004, grazie alle capacità organizzative e alle competenze professionali dei suoi 
operatori (vedi i curricula delle Scuole di specializzazione in medicina di emergenza urgenza e gli 
standard FIMEUC). 

 L'Annuario Statistico Nazionale del 2013 parla di una contrazione del 4% del numero di strutture 
pubbliche e del 1,4% del numero di strutture private accreditate per effetto degli interventi di 
razionalizzazione delle reti ospedaliere effettuati nel periodo in esame. Sempre nel 2013, anno in 
cui erano disponibili poco più di 199.000 posti letto per degenza ordinaria (3.72 posti letto ogni 
1.000 abitanti dei quali solo 3.13 per acuti, a fronte di una media europea di circa 5.5/1000), con 
Pronto Soccorso presenti nell’81,6% degli ospedali si sono registrati circa 3.4 accessi al Pronto 
Soccorso ogni 10 abitanti, per un totale di 20.551.053 accessi. Di questi solo il 14.7% è stato 
seguito da ricovero (in costante e progressiva riduzione rispetto agli anni precedenti) grazie al 
lavoro di stratificazione del rischio, diagnostica anche avanzata, cura e dimissione protetta svolto 
dai medici dell'emergenza nei PS e nelle Osservazioni Breve Intensive della cui attività, a meno di 
 una modifica del decreto sui flussi EMUR del 2008, non esiste traccia. Nello stesso anno erano 
attivi in Italia 98 PS pediatrici (nel 17.5% degli Ospedali), e si sono registrati 1.609.287 accessi al 
Pronto Soccorso, di cui l’8.2% (132.264) seguiti da ricovero. Erano attive 1.189 ambulanze di tipo A, 
16 ambulanze pediatriche e 56 neonatali, e non è noto in quale misura le ambulanze per l’adulto 
fossero dotate di attrezzature e di un organico adeguati per assistere un bambino critico durante il 
trasporto. 
L’applicazione del DM70/2015 su tutto il territorio si tradurrà a regime in una perdita di 14.043 
posti letto per acuti ed in un guadagno di 6.653 posti per subacuti con una perdita totale di posti 
letto pari a 7.389. 

Il Sistema dell'emergenza che nasce dal DPR 27/03/1992 continua da allora a rispondere a tutte le 
chiamate, pagando lo scotto del blocco delle autoambulanze e del boarding (con conseguenze sui 
tempi di risposta della emergenza pre-ospedaliera, sui tempi di attesa alla visita in PS, sui tempi di 
attesa al ricovero) con esiti dimostrati sulla prognosi dei pazienti e sulla salute degli operatori. 

Su questo sistema, già al limite delle sue possibilità con un territorio che deve dare ancora le sue 
risposte, si riverseranno da oggi ulteriori pazienti provenienti dal settore cure primarie, grazie alla 
adozione del modello di assistenza H16 che vede l'operatività della continuità assistenziale fino alle 
ore 24.00 dei giorni feriali e fino alle ore 20.00 del fine settimana. Non è la dimensione del 
prevedibile incremento di accessi che spaventa, ma il fatto che questa venga programmata dalle 
stesse Istituzioni che da anni, insieme ai media e agli stessi cittadini, hanno riconosciuto la 
necessità di uno sviluppo delle cure primarie in tutte le sue forme per ridurre il carico di non 
appropriatezza dell’emergenza-urgenza, vicina a una situazione di collasso, dove gi non l’abbia 
oltrepassata. 

Il sistema di emergenza-urgenza, a 25 anni dalla sua istituzione, rimane ancora fortemente legato 
alla distinzione tra una fase territoriale (incardinata nelle attività distrettuali) e una fase 
ospedaliera, quando è oramai chiaro che un’integrazione dei professionisti è indispensabile per la 
presa in carico totale del paziente e per garantire la crescita culturale, operativa e di carriera degli 
operatori. Complici di questa situazione sono gli ostacoli amministrativi che derivano dalla 
modalità iniziale di reclutamento del personale, tra i convenzionati a tempo indeterminato della 
guardia medica in base all’articolo 22, comma 5 del DPR 41/1991 e in ospedale a rotazione dai 
reparti. È urgente riformare un sistema dove per le stesse patologie e le stesse cure operano 
medici con livelli di formazione diversa e con contratti diversi (dipendenza a tempo determinato o 
indeterminato, contratti atipici, convenzionati a tempo determinato o indeterminato) a molti dei 
quali (che non rientrano in nessuno degli articoli del DPCM 2015 per la stabilizzazione dei precari) 
è ancora impedito l'accesso alla dirigenza e alla dipendenza a causa della cessata efficacia dell’art. 
8 comma 1 bis del D. Lgs. 229/99. 
 
L’attività dell’emergenza-urgenza, sebbene inserita dal 2001 tra le prestazioni di assistenza sanitaria 
garantite dal servizio sanitario nazionale, non ha visto nell' aggiornamento dei LEA del 2016 una 
rivisitazione degli articoli 7 e 37 pur necessaria per definire le attività e i servizi da garantire ai 
cittadini nella attuazione del DM70/2015 e del Patto della Salute . 

Infatti il nuovo regolamento introduce il concetto di cure in rete e non nel singolo presidio, 
rendendo irrinunciabile una organizzazione dipartimentale e una riqualificazione degli interventi 
in emergenza-urgenza che, da semplici interventi di stabilizzazione diventano, nella proposta di 
FIMEUC, interventi di valutazione, diagnosi, trattamento e stabilizzazione del paziente adulto e 
 pediatrico, in virtù delle conoscenze scientifiche sopraggiunte e delle competenze acquisite. Per gli 
stessi motivi è opportuno anche una riclassificazione dei mezzi di soccorso in: base (con 
soccorritore esperto), intermedio (con infermiere del SSN) ed avanzato (con medico di emergenza 
ed infermiere del SSN), senza tralasciare la necessità di dotare le autoambulanze degli strumenti 
per l’assistenza dei pazienti pediatrici e la necessità di una formazione adeguata per il personale 
medico-infermieristico che assiste un bambino critico durante il trasporto 

 LE PROPOSTE OPERATIVE 
In considerazione di quanto sopra discusso, FIMEUC chiede misure che risolvano le criticità poste 
dal mutare dei bisogni e dal sovrapporsi di interventi legislativi non sempre coerenti tra di loro, al 
solo scopo di aumentare l’affidabilità, l’efficacia e l’efficienza del Sistema dell’emergenza-urgenza. 

Organizzazione e risorse 

1. Prevedere e normare un dipartimento funzionale dell’emergenza monospecialistico 
integrato territorio-ospedale, in linea preferenziale su base provinciale o di area vasta (bacini di 
600.000-1.200.000 abitanti) che ottimizzi in se le due aree dell'emergenza dell'adulto e pediatrica. 
A tale dipartimento devono afferire mezzi di soccorso ( base, intermedio ed avanzato), CO118, 
punti di Primo Intervento, PS con OBI generale e pediatrica e MEU-semintensiva delle aziende 
(ospedaliere, ospedaliero-universitario, territoriali, IRCCS o delle aziende regionali 118) che 
insistono sul territorio/bacino. Il regolamento del Dipartimento deve prevedere la rotazione del 
personale sulle varie articolazioni, al fine di favorire la figura del medico unico dell’emergenza e 
salvaguardare l'area dell'emergenza pediatrica come un area dell'emergenza di alta 
specializzazione che necessita di formazione e personale dedicato. 

Il regolamento deve inoltre prevedere per i direttori delle UOC che vi afferiscono la rotazione per 
la posizione apicale di capo del dipartimento monospecialistico integrato. Nei bacini serviti da 
diverse tipologie aziendali, ivi compresa la azienda regionale 118, il Dipartimento 
monospecialistico potrà assumere la caratteristica di dipartimento interaziendale. I dipartimenti 
integrati d'emergenza fanno riferimento ad un Centro di Coordinamento Regionale, costituito dai 
direttori dei Dipartimenti dell'adulto e pediatrici che insistono nella regione e da un numero 
limitato dei Direttori delle UO, dai dirigenti degli uffici regionali competenti e degli uffici 
dell'assessorato alla sanità. 

2. Istituire le OBI e MEU-semintensive per i bacini indicati dal regolamento sugli standard e in 
una unica UOC che includa PS-OBI e MEU-semintensiva. Istituire altresì, laddove previste le UOC 
di PS-OBI e Pediatria di Emergenza-Urgenza-semintensiva e in assenza di tali UOC e/o del PS 
pediatrico istituire OBI pediatrica come unità funzionale della UO di Pediatria ed in contiguità 
strutturale con questa. 

 3. In coerenza con il DM 70/2015 e in accordo con le indicazioni del documento ''Rete 
dell'emergenza-urgenza pediatrica'' elaborato dal Tavolo Tecnico Agenas - Ministero della 

Salute-Regioni, è necessario istituire in ogni Regione una Rete Pediatrica dell'Emergenza -Urgenza, 
come un sistema integrato di servizi che a livello ospedaliero e territoriale rispondano ai bisogni di 
salute in condizioni di emergenza e/o urgenza del bambino lungo tutta l'età evolutiva, con una 
governance fatta dai pediatri che sono le uniche figure ad avere le competenze atte alla 
valutazione ed al trattamento del bambino in tutte le peculiarità fisiopatologiche delle diverse età 
evolutive. 

4. Rivedere gli standard di personale del settore dell’emergenza. Per quanto riguarda il 
personale medico e infermieristico dell’emergenza pre-ospedaliera si fa riferimento agli Standard 
FIMEUC 2012. Per quanto riguarda il personale dei Pronto Soccorso generali e pediatrici si 
sottolinea la necessità di tenere sempre conto non solo dei tempi minimi da dedicare ad ogni 
paziente o dei tempi massimi teorici di permanenza, ma anche dei dati rilevabili dai flussi 
informativi per quanto riguarda i tempi reali di permanenza dei pazienti in PS divisi per codice di 
accesso e per esito. 

5. Modificare i criteri per il triage ospedaliero generale e pediatrico, stabilendo un sistema a 5 
livelli, che permette di meglio distribuire i pazienti in accesso per livelli di priorità e di meglio 
indirizzarli a percorsi con diversa intensità assistenziale (vedi Linee Guida di indirizzo su Triage e 
Osservazione Breve prodotte dal Tavolo tecnico istituzionale intersocietario istituito presso il 
Ministero Salute il 12/12/2012.) 

Flussi informativi 

1. Rinominare l’attuale disciplina Medicina e Chirurgia d' Accettazione e Urgenza (MCAU) in 
Medicina di Emergenza-Urgenza (MEU) in coerenza con la denominazione attuale del diploma 
di specializzazione di Medicina di emergenza-urgenza. 

2. Variare nelle specifiche tabelle di equipollenza la dizione “Medicina d’urgenza” in “Medicina di 
emergenza-urgenza” e in coerenza rinominare in modo definitivo ed univoco il reparto di 
degenza in Medicina di emergenza-urgenza-semintensiva. 

3. Apportare modifiche al decreto sui Flussi EMUR (dicembre 2008) al fine di rilevare gli accessi 
alle OBI e di poter valutare e riconoscere le attività che le caratterizzano. 

4. Implementare un sistema di indicatori di efficacia e sicurezza dei LEA in emergenza urgenza più 
appropriato in relazione agli esiti, con le necessarie modifiche degli articoli 7 e 37 del DPCM 
/2016 sui LEA ( vedi proposta FIMEUC) per la ridefinizione delle prestazioni da erogare in 
emergenza per gli adulti e bambini nel contesto della organizzazione hub e sposke e nella 
organizzazione a rete prevista dal DM 70/2015. 

5. Attribuire un codice di disciplina alle attività di ricovero in Medicina di emergenza-urgenza 
(MEU-semintensiva) al fine di censire e monitorare le attività, oggi erroneamente confluite 
nella medicina interna codice 26 o astanteria codice 51. 

 
Accesso alle posizioni lavorative e stabilizzazioni 
1. Aumentare il numero dei contratti per le Scuole di specializzazione in medicina di 
emergenza-urgenza per coprire progressivamente il fabbisogno (stimato in 250-300 medici/anno) 
e permettere l’ accesso alla specialità dei medici che già operano nel settore e parallelamente 
delle scuole di specializzazione in pediatria per permettere il ricambio ospedaliero e garantire 
nelle divisioni pediatriche un numero di medici idoneo a ricoprire anche le esigenze 
dell'emergenza pediatrica. 

2. Prevedere a regime il reclutamento del medico di emergenza unico per l'adulto e del 
pediatra d'urgenza per l'età evolutiva attraverso una procedura concorsuale ed il requisito della 
specialità. 

3. Privilegiare nella individuazione delle figure mediche apicali e delle figure di coordinamento 
per i servizi di emergenza-urgenza le competenze specifiche e i curriculum formativo professionali 
maturati nell’ambito della emergenza urgenza. 

4. Rivedere il sistema delle equipollenze, riducendo quelle previste per la Medicina e chirurgia 
d’accettazione e d’urgenza (in futuro Medicina di emergenza-urgenza), anche con l’obiettivo di 
incrementare progressivamente la percentuale di medici attivi nel settore che siano in possesso 
della specialità in medicina di emergenza-urgenza. In questo percorso sarà comunque necessario 
prevedere modalità che non mettano a rischio la piena occupazione dell’ area. 

5. Ridurre il numero di affinit ed equipollenze anche per l’accesso alla direzione di struttura 
e ribadire come indispensabile l’anzianit di servizio nelle articolazioni dell’area di emergenza 
urgenza. 

6. Riattivare l’articolo 8.1bis del D.Lgs 229/del 1999 per portare a termine il passaggio alla 
dipendenza dei medici dell’emergenza pre-ospedaliera che hanno maturato i requisiti e che ne 
facciano richiesta. 

7. Concludere le procedure per la stabilizzazione dei medici della emergenza ospedaliera con 
contratto dipendente a tempo determinato da più di tre anni e prevedere anche la stabilizzazione 
dei medici con contratti atipici la cui attività sia stata fondamentale per i LEA in emergenza-
urgenza, previa verifica dell’adeguatezza delle competenze e del curriculum.